Nel principale hub d’Europa stop a oltre 1.300 collegamenti previsti per venerdì 21 marzo, di questi 54 da e per l’Italia. Gli altri scali britannici sono intasati e gli aerei possono atterrare soltanto negli altri Paesi
Un incendio nei paraggi ferma Londra Heathrow, il più grande hub dei cieli europei — e tra i più trafficati al mondo — per (almeno) un giorno. Ma le conseguenze si faranno sentire per una settimana tra passeggeri da riproteggere, programmazione da ripristinare, aerei da riposizionare. E tutto questo alla vigilia dell’inizio della stagione estiva — quella di picco — che nel trasporto aereo parte a fine marzo per terminare gli ultimi giorni di ottobre. Nel 2024 lo scalo ha visto transitare nei suoi terminal 83,86 milioni di persone ed è stata la seconda porta al mondo per collegamenti internazionali dopo Dubai.
I collegamenti previsti
A Heathrow nessuno decolla e nessuno atterra almeno fino alle 23.59 del 21 marzo, le 00.59 del 22 marzo ora italiana. Secondo la società specializzata Cirium le aviolinee avevano programmato di mettere a disposizione per la giornata di venerdì 1.334 voli — un decimo dei movimenti aerei attesi in Europa — e circa 291 mila sedili tra voli in arrivo e voli in partenza. Di questi 54 voli e quasi 10 mila posti erano con l’Italia (tutti di British Airways). Parametrando l’offerta con il tasso di riempimento medio dei velivoli secondo le stime del Corriere almeno 256 mila persone si sono viste il volo cancellare. O, com’è successo alle prime luci dell’alta, dirottare altrove.
Un momento critico
L’incendio — e la successiva chiusura dell’aeroporto britannico — non poteva capitare in un momento peggiore. Per diversi motivi. Il primo: è accaduto di venerdì, la giornata più affollata per gli aeroporti, con viaggiatori in partenza per il fine settimana e altri in arrivo per turismo, affari e per rivedere i propri famigliari e amici. Il secondo motivo: la chiusura dall’1.43 di notte (le 2.43 in Italia) non ha risparmiato nemmeno la prima «ondata» di picco dello scalo, quella dell’alba, che vede arrivare centinaia di voli intercontinentali.
Aerei tornati indietro
Almeno 36 aerei sono tornati indietro o sono stati deviati su altri scali. Tra questi il volo American Airlines AA20 decollato da Dallas e diretto a Heathrow ma fatto scendere a Bangor, nel Maine, quasi al confine con il Canada. C’è anche la difficoltà a trovare spazi alternativi nelle vicinanze. Con l’altro grande scalo di Londra — Gatwick — che è da sempre intasato gli aerei, soprattutto quelli a doppio corridoio (Airbus A330, A350 e A380, Boeing 777 e 787) non potranno atterrare altrove ma sempre nel Regno Unito.
Le difficoltà logistiche
Come conferma il Notam (il bollettino aeronautico inviato a tutti gli addetti ai lavori): «La possibilità di dirottare gli aerei negli altri aeroporti del Regno Unito è nulla», si legge. «Gli operatori dovrebbero pianificare deviazioni al di fuori del Paese. Si tenga presente che alcuni aeroporti europei segnalano una capacità di deviazione limitata, soprattutto per gli aeromobili a fusoliera larga. I voli di linea verso altri aeroporti non sono interessati, tuttavia si consiglia di pianificare un dirottamento al di fuori del Regno Unito». Quali sono, al momento, le alternative? Secondo una comunicazione di Eurocontrol si tratta di Bruxelles, Colonia/Bonn, Düsseldorf, Amsterdam e Parigi-Charles de Gaulle.
Paese extra Schengen
Il Notam aggiunge poi un altro dettaglio: «Restrizione Ue sugli arrivi dei voli per Londra dirottati». È un’ulteriore complessità, spiegano gli addetti ai lavori, perché significa che oltre al poco spazio a disposizione nelle piste e nelle aree di sosta, c’è poco margine anche nelle aree extra Schengen dei terminal — quelle che prevedono un controllo doganale — per verificare i documenti di viaggio di un numero maggiore di persone. Tutto questo richiede anche più poliziotti di frontiera.
British Airways la più colpita
La chiusura danneggia soprattutto i vettori britannici, come British Airways (46,7% dell’offerta di sedili programmata il 21 marzo) e Virgin Atlantic (6,2%) — si legge sui dati Cirium —, ma tocca pure altre 74 aviolinee che avevano previsto di volare nella capitale inglese. Con volumi così significativi gli addetti ai lavori sottolineano la difficoltà a «smaltire» i movimenti nei prossimi giorni. Tant’è che c’è chi teme che le ricadute — ad aeroporto riaperto alle mezzanotte di sabato — potrebbero esserci fino al fine settimana successivo.
fonte: CORRIERE.IT
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